L’arte della conquista: italians do it better

C’è che decidi di passare una serata con degli amici andando in una delle discoteche più famose di tutta Madrid, situata nel pieno centro, crocevia di gente che spende una serata in allegria tra spensierate danze e musica d’avanguardia.
C’è che vedi persone tra le più disparate: la zorra – come si dice da queste parti – che cerca di compiacere un po’ tutti nel tentativo di accalappiare qualcuno, il tipico “ma io che ci faccio qui?” che continua a guardarsi intorno tutta la sera non trovandone una risposta, il classico soggetto à la checca isterica che si barcamena e si sbraccia dall’alto di un cubo nei confronti dei suoi amici, il macho che nel ballare assume le sembianze di Obi Wan Kenobi prima di lanciarsi in dimostrazioni pratiche di capoeira, parkour e quant’altro.
E poi c’è lui. Lo sai, lui è lì. Lo scorgi, lo vedi, ne fiuti l’aura a milioni di distanza e ne riconosci le elucubrazioni dallo sguardo meditabondo che si concede tra un drink e l’altro. Solo, in avanscoperta rispetto alla combriccola con la quale si è presentato al locale, camicia bianca d’ordinanza e cardigan sulle spalle, il turista italiano parte dal concetto base di viaggiare per conquistare. E magari di farlo per primo, dimostrando agli amici la sua incommensurabile e incredibile superiorità.
Lo vedi così che cerca di rimorchiare fanciulle come fossero caselle del gioco dell’Oca, incassando rifiuti neanche fossero noccioline per un elefante. Ma lui non demorde. Insiste, raggiunge ma… non è che conquisti, ecco. Quando è alle strette, non lo vedi più nel tuo raggio oculare. E sai perché? Perché è alle tue spalle. Il tuo amico ti fa braccetto, ti giri e lo vedi: lì, cocktail in mano, spagnolo dal tipico accento barese (o barese dal tipico accento spagnolo) frutto di quelle 2-3 parole imparate il giorno prima nei forum del tipo rimorchia facile all’estero e cose così, cerca di fare la sua bella figura. Con chi? Con l’ultima rimasta: la più brutta del locale. Scosciata, sguaiata, 1 metro e 50 di altezza per 90 cm di girovita, gonna che arriva poco sotto l’inguine e pomposo seno, sodo come un kaki e stay-up come le Cascate del Niagara, in piena mostra. Lo senti raccontare la sua vita: “io sono figlio di un grande produttore […] sto lavorando all’opera più importante del mondo […] sono stato in America, Corea, Giappone, USA (la ripetizione a volte aiuta la memorizzazione) […] ho conosciuto Mandela, Berlusconi, Gandhi (ma non era morto?) […]” in una escalation di puttanate che si protrae per lassi di tempo incredibili e che si conclude sempre con due possibilità:
– Lui: “vuoi un drink?”
o
– Lei, tra il sorriso e il compiaciuto – e un po’ di pena – “guarda, vado un attimo dalle mie amiche e torno, ok? aspettami qua” “ma torni?” “torno, certo!”.
Non la vedrà mai più.
Ma quanto siamo belli noi italiani all’estero?


Quaquaraquà

Il 21 ottobre annunciai la chiusura di questo blog, con un pezzo finale che recitava melaconicamente, drammaticamente, manco si trattasse del Titanic «non so se ci fosse un modo più laconico, più esistenziale, più romantico per iniziare questo post, ma tant’è: quello che state leggendo è l’ultimo articolo che Un pugliese a Madrid scrive e regala al Web». Ma siccome io sono un quaquaraquà, quelli che Leonardo Sciascia definì coloro che «dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre» e che più comunemente sono coloro che non mantengono la parola data, sono tornato.
«Io sono ancora qua», disse un dubbio poeta del Nord italico. Ebbene, sì.
In maniera inaspettata, strana, buffa – e pure un po’ goffa -, il vostro tarantino preferito (in terra iberica) è tornato su WordPress. Non per fare un erasmus o una brutta copia dello stesso, ma per altri motivi. Seri, complessi, ardui da intendere, costituzionali.
Ok, non costituzionali ma va bene ugualmente. Non sarà un pugliese a Madrid parte II in toto neanche qui, tra le righe: la spensieratezza di un anno addietro si è in parte persa, ma spero comunque di farmi leggere. Dai miei familiari, ovviamente.
Dicevo, niente erasmus parte 2: l’università l’ho finita e di tornare indietro non ci penso affatto. Se sono tornato in quel di Madrid è per motivi seri, giunti dopo complesse consultazioni con me e i 10 saggi neuroni che ho in testa; ragioni difficili, talmente tanto da non averle comprese io per primo. Per questo, in merito, non vi racconterò alcuna di queste dato che non ve ne fregherà nulla di leggerle e che siete qui solo perché grazie a Google siete stati reindirizzati qui quando stavate già gingillandovi allegramente lo scroto.
Dannate tag e parole chiave, direte. AHAHAH!
Vabbè, stop.
Devo dire che è stato un piacere tornare a vivere qui: città pulita, gente cordiale che ti saluta, autobus che funzionano (e con un apposito spazio dedicato a valige e borse della spesa, che non avevo mai notato). E poi, il cibo economico: bocadillos e tinto de verano a tutta forza. Qualche amico del posto mi ha già detto benvenuto, bentornato. Già, bentornato: nella civiltà.

 

 

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Goodbye, my friends!

Un anno fa, tutto ciò non esisteva.

Non so se ci fosse un modo più laconico, più esistenziale, più romantico per iniziare questo post, ma tant’è: quello che state leggendo è l’ultimo articolo che Un pugliese a Madrid scrive e regala al Web.

Un anno fa, probabilmente, non avrei mai immaginato di passare 5 mesi della mia vita a Madrid e la conseguente nascita, realizzazione e crescita di uno spazio virtuale qual è stato questo blog. In maniera direttamente proporzionale, era inimmaginabile il successo che questi avrebbe tenuto, con picchi di visite elevatissimi, numerose keywords “bizzarre” e post letti e condivisi da tanti. Per questo, a voi devo il mio più sentito ringraziamento!

Ovviamente, era anche non immaginabile ciò che avrei trovato nella mia esperienza a Madrid, ove ho scoperto la bellezza delle relazioni con persone portatrici sane d’esperienze totalmente differenti dalle mie, provenienti dal cosiddetto “altro capo del mondo”, e la conoscenza di tradizioni che neanche lontanamente avrei immaginato esistessero. La bellezza di aprire la mente e lasciarsi andare a questo tipo di novità, mi ha permesso di conoscere e di apprezzare maggiormente quel sentimento di felicità dettato da una continua progressione ed incremento di esperienze, cosa assolutamente unica ed impagabile, dandomi la (definitiva) prova che sentimenti come l’amicizia, la gioia ed anche, perché no, l’amore non siano rinchiusi da immaginarie dogane territoriali.

Sì, mogli e buoi dei paesi tuoi è un po’ un proverbio del cazzo, diciamocelo.

 

Un pugliese a Madrid nacque con la voglia di poter raccontare l’esperienza nelle sue varie sfaccettature, in modo del tutto ironico e sarcastico, e mi ha accompagnato per tutta la durata del mio periodo erasmus in terra iberica.

Sono stato molto soddisfatto di ricevere complimenti da gente che credevo neanche sapesse chi fossi e d’incontrare persone a Madrid che già mi conoscevano per vie telematiche: questo mi ha dato forza e mi ha permesso di continuare, pur in maniera più discontinua, nel tentativo di farvi divertire e, nel mio piccolo, farmi anch’io quelle risate che mi hanno aiutato in momenti difficili dell’esperienza madrilena.

Come alcuni di voi già ben sanno, la mia esperienza di blogger tuttavia continua, e per chi volesse continuare a seguirmi, invito tutti su The Scamanti – un blog ai tempi della crisi ( http://thescamanti.wordpress.com/ ), dove continuerò la mia attività di scrittore della rete, nella speranza di potervi ancora accompagnare e raccogliere la pesante eredità di questo spazio telematico (vi annuncio in grande confidenza, che il prossimo articolo del nuovo blog tratterà anche dell’erasmus).

 

Dal sole e lo smog italiano, un arrivederci personale alla paella ed alla sangria ed a voi tutti, spero di ritrovarvi in massa sul nuovo blog  e vi do un consiglio: FATE L’ERASMUS!

 

Adiós!


Come voi mi vedete, come io vedo voi (part II)

Questo blog ha, come già detto, avuto un successo insperato, inaspettato, inaudito.

Parte del merito va anche alle parole chiave, le cosiddette TAG, che permettono attraverso i motori di ricerca di indirizzare al desiderato fine ed alle informazioni necessarie per se stessi.

 

Ad esempio, Un pugliese a Madrid è stato trovato in questi mesi, digitando su Google cose come…

  • “sono tua madre”
  • incontri sesso albergo centro catania
  • antonella clerici e il sesso
  • costruire bidet
  • sesso puliese
  • blog erasmus 2012 aeroporto accompagnare
  • americane ubriache in discoteca
  • madrid catene grandi magazzini carello per la spesa
  • un bel titolo per madrid al ciudad
  • open bar cosa significa
  • gli spagnoli parlano con un certo calor
  • punti davanti a que tal
  • mi sembra di conoscerti da una vita
  • i froci non esistono, sono un’invenzione dei comunisti
  • differenze formative tra bagnoschiuma e gel doccia
  • testo ai se tu pego stampatello
  • perchè tutto il mondo non è paese
  • l’università polacca è migliore o peggiore di quella italiana
  • peggiore offesa per un pugliese
  • coccolino supermercato

 

In chiusura, mi sento di dover ringraziare tutti coloro che hanno cercato sesso facile (la tag più utilizzata:ben 125 volte!) e quei tre ricercatori che son giunti qua cercando piepalmi.

Grazie.

 

tutto è stato riportato integralmente, così come cercato, senza omissione od intromissione alcuna di caratteri e punti


Ti porto sempre nel cuore quando vado via…

10 piccole cose che ho imparato (o che già sapevo) in questa estate tarantina, grazie ai locali del posto.

 

 

1. L’ingresso in un sito commerciale (gelateria, bar, supermercato) è un favore che il cliente fa nei confronti del venditore/titolare, il quale non è ASSOLUTAMENTE tenuto a ricambiare il saluto al momento dell’uscita. Perché al Sud siamo calorosi.

2. Esseri umani che si esprimono, a Taranto, in lingua non tarantina, sono da considerare stranieri.

3. Esseri umani che si esprimono, a Taranto, in lingua non tarantina ed ancor meno in lingua non italiana, sono da considerare alieni, indios, trogloditi e vanno rispediti al mittente. Perché al Sud siamo ospitali.

4. In macchina, il clacson è da considerare un elemento polivalente; è infatti utilizzabile per: manifestare alla donna che passeggia gradimento circa le sue doti fisiche (culo, ndr), segnalare Polizia in zona, segnalare precedenza ad un incrocio, segnalare precedenza in una strada dritta, segnalare precedenza ad un cane, spaventare un piccione che sta attraversando la strada, spaventare le formiche sui marciapiedi, svegliare il vicinato, insultare la macchina davanti, insultare la macchina che segue, insultare i passanti, etc. Perché al Sud siamo calorosi.

5. Le strisce pedonali sono solo per daltonici. A Taranto non ci sono daltonici. Le strisce pedonali non esistono.

6. Il dare precedenza, i semafori e qualunque regolamentazione stradale di un incrocio è solo per daltonici. A Taranto non ci sono daltonici. Il dare precedenza, i semafori e qualunque regolamentazione stradale di un incrocio non esiste.

7. Il cartello “Attenzione al cane” non è presente all’ingresso delle ville bensì per strada, ove incontrare branchi di randagi è altresì facile come bere un bicchiere d’acqua (liscia, con ghiaccio e diossina, grazie).

8. Uscire dopo le ore 23-23,30 per le strade del centro e sperare di trovare un’attività gradevole da svolgere, gente affabile con cui scambiare due chiacchiere, un’atmosfera priva di qualsivoglia negatività, è come chiamarsi Malta e sperare di vincere i Mondiali di Calcio: i bookmakers ti quotano, però…

9. Scambiare due parole con una ragazza e sperare di non essere guardato male dall’amico/fidanzato/fratello/cugino/cognato di turno, è come buttarsi dal quinto piano e sperare di uscirne con una frattura alla clavicola e niente più (tutto è possibile, d’altronde).

10. Scambiare due parole con un passante dello stesso sesso e sperare di non essere etichettato per g…g… no, qui non si usa… G…FROCIO, è un po’ come andare nell’Antartide sperando di trovarci Sandokan.

 

 

Grazie Taranto, in questi sei mesi mi sei mancata come una insalata di prugne durante la gastroenterite.


Still exist (Moccia ti odio)

In tanti, tra voi, hanno dato per disperso il fedele Pugliese a Madrid che – spero, per mesi v’abbia accompagnato quei costanti 2 minuti al giorno di inenarrabile goliardia (sì, certo).

Come tutti voi lettori affezionati saprete, questo blog è nato con uno scopo: raccontare qualcosa circa la vita Erasmus nella capitale spagnola, città regina della movida e “città che non dorme mai”. In proposito, il mio periodo in terra iberica è terminato giorno 28 Giugno, quando un volo RyanAir ha riportato i 75 kg di blogger sottoscritto nel Belpaese.

 

Grazie all’esperienza WordPress, ho avuto la possibilità di conoscere (e farmi conoscere da) parecchie persone che hanno speso anche qualche secondo, pur sempre fondamentale, per leggere i miei articoli, anche quelli talvolta mal riusciti e dei quali mi sono pentito subito dopo la relativa pubblicazione.

A voi dico: GRAZIE, di cuore.

 

Ci sono tante persone che mi hanno contattato, inoltre, per chiedere informazioni circa la vita Erasmus, la vita Erasmus a Madrid, l’adattamento linguistico, la casa in affitto, quanto si scopa in Spagna, quanto costa la metropolitana, quanti bagni hanno i ristoranti in centro, perché è gialla la paella e perché è così buona la sangria.

A voi dico: PIANTATELA di porvi mille problemi/quesiti, di preoccuparvi e… andate, PARTITE! Ora. Subito. Istantaneamente.

 

Esistono tante lingue, tante culture, tante generazioni e tante storie che voi non avete neanche idea esistano: la possibilità di arricchirvi dentro è a vostra portata di mano. Spianate i vostri orizzonti ed aprite le ali e non negatevi a questa chance.

Se qualcuno di voi, malauguratamente è capitato in questo blog ed ha ancora dei dubbi beh… sì amico, mi rivolgo a te, molla quel cavolo di Facebook e presenta la tua domanda Erasmus.

Let’s go!

 

Ora: direi anche di accannare con cotanta malinconia e tornare al tono costante che aveva questo blog.

Questo intervento non sarà l’ultimo (sì lo so, che palle, lo so), ve ne saranno altri e, probabilmente, ci sarà anche l’apertura di un altro blog del sottoscritto stesso… ma questo è un progetto del quale vi parlerò prossimamente.

Avrei voglia di rompervi le scatole circa la nostalgia di Madrid, quanto si vive bene, quanto mi sono divertito ecc ecc… ma sarei banale. E lo so benissimo che a voi interesserebbe solo sapere con quante donne sono andato a letto, e magari la relativa durata di ogni relazione… ma… no, invece no, vi lascio con qualcosa d’Italia che trovai, una magnifica sera primaverile, in quel di Plaza Mayor, un qualcosa che di certo non mi provocò il magone per la nostra cultura e le svolte da essa intrapresa. Un qualcosa che ha dato il titolo a questo post.

 

 

 

MOCCIA TI ODIO.

 

 

p.s. l’immagine è stata presa in prestito da http://www.vivereamadrid.it/wp-content/uploads/2011/01/tradizioni-spagnole4.jpg , in quanto il geniaccio del sottoscritto ha perso le proprie.


“Un pugliese a Madrid” visto dagli altri – pt. 1

Il giorno che ho deciso di realizzare / pubblicare / iniziare un blog, ero scarsamente a conoscenza delle potenzialità nascoste dietro questa incredibile wasting-time machine che è WordPress. 

Attraverso esso, è possibile per un blogger conoscere il numero dei propri visitatori, le relative nazioni dalle quali gli utenti si connettono ed, infine, le parole chiave attraverso le quali, eventuali ricercatori, sono giunti fin sul tuo spazio.

Ho deciso, dato lo scarso tempo a mia disposizione per scrivere un nuovo, esilarante quanto inutile articolo (che però giungerà disgraziatamente ben presto), di realizzare un nuovo post elencando alcune, e preciso SOLO ALCUNE, di queste tag con cui alcuni di voi (che magari dopo sarete diventati fan o avrete seguito a leggermi o, molto più probabilmente, avrete insultatomi i morti di quarta generazione) sono arrivati fin qui, limitandomi al traffico relativo alla passata settimana e precisando che ne scriverò altri, ricapitolando tutte queste tag et simili…

 

In ordine casuale, “Un pugliese a Madrid” negli ultimi 7 giorni è stato trovato digitando cose come:

  • erasmus lecce dà i soldi puntualmente
  • sesso a salamanca
  • dov’è la movida a barcellona 2012 ?
  • erasmus taranto   
  • sesso per strada a bari
  • spagnole erasmus sesso
  • anticonformismo spagna
  • testo ai se tu pego stampatello
  • auchan barcellona spagna
  • stronzoni nostrani
  • tema spiega perche la divina commedia si legge ancora oggi

 

Premettendo che non so quante possibilità di aver incontrato la soluzione ai propri problemi abbia trovato l’utente che qui cercava notizie circa la spartizione delle borse erasmus leccesi, o l’utente che cercava informazioni per un sesso all’aria aperta nella città di Via Sparano, sarei seriamente incuriosito di sapere se la persona che cercava citazioni, o aiuti vari circa il “perché la Commedia si legga ancora oggi” mi abbia utilizzato come fonte.

Ed ancora più curioso di sapere perché cercando STRONZONI NOSTRANI si finisce da me. Nella mia casa telematica.

Ma la domanda della settimana è e rimane: dov’è la movida a barcellona 2012 ?

…MISTERO…

 

Alla prossima TAG-puntata.